E' assordante quanto preoccupante il silenzio che avvolge la Valbasento, sito industriale interessato da una forte crisi non solo occupazionale ma anche ecologica, tanto da essere inserito nel programma di bonifica straordinaria del secondo governo Berlusconi tra gli 8 siti a priorità Nazionale, salvo, poi, il ripensamento dello stesso Governo nazionale, il Berlusconi ter. La lista dei lavoratori in mobilità si allunga, il degrado industriale è lento ma inesorabile e si protrae oramai da oltre un decennio.
Le associazioni Allelammie, Mp3, Coldiretti Pisticci, Centro Studi Gymnasium, La Spiga, UNITRE, Unione Consumatori, ACT in Circus, Forum Ambientalista Basilicata, Sacco e Vanzetti Pomarico, fin da subito impegnate a combattere contro la mega centrale di Sorgenia (già Energia spa), esprimono le stesse motivazioni di sempre contro l'insediamento dell'impianto termoelettrico di 750 Mwe. E fanno riferimento sia a questioni ambientali che di opportunità politica e, soprattutto, di programmazione industriale.
Per questo reputano prioritario che gli amministratori e le forze politiche locali (giunta e consiglio comunale e provinciale, partiti) dando seguito alle azioni formali già intraprese in questi ultimi anni, intervengano con coerenza e senza più esitazioni presso la Regione Basilicata (che inspiegabilmente ha rinunciato al ricorso al TAR, nonostante le sollecitazioni provenienti dal territorio), mettendo in campo tutte le azioni necessarie per scongiurare il rischio rappresentato dalla mega centrale.
E' di stretta attualità, infatti, che Sorgenia, nonostante lunghi anni di opposizione da parte delle comunità della Valbasento e delle Istituzioni locali, abbia ottenuto le autorizzazioni ministeriali (l'Ambiente della Prestigiacomo) per la costruzione di una mega centrale termoelettrica da circa 800 MWe.
Le associazioni sopracitate, alla luce della sintomatica e cronica debolezza della Valbasento e, soprattutto, di fronte al fallimento della politica industriale attuata in questi anni, conferma un deciso NO alla costruzione della centrale: un impianto che consuma risorse locali (acqua in primis), porta solo tanto inquinamento senza offrire sviluppo ed occupazione e, last but not the least, in pratica fa gravare esclusivamente sulla povera Valbasento il peso del fabbisogno energetico dell'intera regione- circa 1200 MWe, compresa la centrale prevista a Salandra – individuato dal nuovo piano energetico regionale (approvato di recente) per la parte riguardante le centrali a turbogas. I problemi della Val Basento, infatti, non sono da collegarsi alla mancanza di energia elettrica né è vero che la nuova centrale inquinerebbe meno della precedente, vista l’eccessiva differenza di portata tra i due impianti. La nuova centrale produrrà enormi quantità all’anno di anidride carbonica. Questi gas ed i fumi stazioneranno nella valle del Basento formando una cappa opprimente che arriverà ai paesi circostanti.
La centrale non rappresenterebbe un'occasione di sviluppo per il territorio, che oggi corrisponde solo ad una mega piattaforma di smaltimento rifiuti, ma forse la sua pietra tombale. Lo sviluppo, infatti, si è arrestato anche per ciò che la zona industriale è diventata. Gli industriali, di cui si è parlato tanto in questi anni in cui si sono succeduti una serie di bandi regionali per incentivare gli investimenti in Valbasento (speriamo che quello tuttora aperto non subisca la stessa triste sorte), scappano da Pisticci Scalo o la ignorano puntualmente. Sono queste le considerazioni che indirizziamo a coloro che fanno della realizzazione della centrale la chiave di volta della nuova industrializzazione locale con conseguenti presunti benefici sull’occupazione.
Il soddisfacimento delle esigenze delle industrie in Valbasento da parte della mega centrale appare come dato fortemente demagogico. I tanti investimenti industriali fatti nel corso della storia del sito non hanno mai avuto una richiesta di energia superiore ai 30 MWe. Ci risulta invece che la liberalizzazione del mercato dell’energia permette di acquistare elettricità a basso costo anche a distanze notevoli.
E' arrivata l'ora di chiedersi quale futuro spetta alla nostra zona industriale, lasciata al destino dell' ecologia passiva (reflui e oli esausti) e di mega progetti energetici (centrali, inceneritori e depositi di gas!) che hanno il duplice demerito di nascondere: da un lato un business energetico fatto sulla salute dei cittadini e sul futuro delle attività produttive trainanti della zona, Agricoltura e Turismo; e dall'altro occultare il fallimento della politica industriale valbasentana, la mancanza di piani industriali seri, coraggiosi e, soprattutto, moderni.
E' arrivata l'ora di un atto di coraggio: bonificare la valle dei veleni, mettere in campo un progetto serio e lungimirante che porti alla riconversione della zona industriale in un polo d'eccellenza di ricerca sulle fonti rinnovabili (in linea con il nuovo Piano Energetico regionale) e, più in generale, di innovazione tecnologica (è auspicabile l'interesse di Basilicata Innovazione) che assicuri un futuro meno drammatico ai pochi (ma preziosi) lavoratori rimasti e faccia ripartire un territorio fermo oramai da troppo tempo.